GUARDA IL VIDEO E LEGGI L’ARTICOLO SU RAINEWS.IT
Secondo gli ultimi dati dell’Usl si accorciano liste d’attesa e di galleggiamento. Ma Cgil e Tribunale del malato denunciano scarsa trasparenza.
Resta solo la colonscopia tra le prestazioni che richiedono la lista di galleggiamento, ovvero non possono essere prenotate entro una data certa in base ai tempi stabiliti dal ministero e richiedono che sia l’Usl a ricontattare il paziente.
Rispetto al mese scorso, l’altra specialità in difficoltà, Neurologia, è riuscita a eliminare il cosiddetto galleggiamento, mentre l’azienda sanitaria valdostana sottolinea la progressiva riduzione dei tempi di attesa, ottenuta tra l’altro nel periodo estivo, quando il personale medico e paramedico diminuisce del 25%. Tra le novità che hanno permesso di migliorare la situazione generale, l’attivazione di ambulatori in orario serale e nel fine settimana, per pneumologia, nefrologia, geriatria, medicina interna, ostetricia e ginecologia.
Ma restano molti punti oscuri, contestati dai sindacati e dal Tribunale del malato, che chiedono maggiore trasparenza. Innanzitutto, le liste d’attesa, secondo gli stessi dati di Usl e Regione. Risolto, parzialmente, il galleggiamento, restano i 289 giorni di attesa per una visita endocrinologica, 275 per una diabetologica, o i 203 per reumatologia.
Lo scorso autunno è stato attivato anche nella nostra regione l’Osservatorio liste d’attesa, che finora si è riunito una volta sola. Il referente della Cgil sottolinea come la Usl si limiti a fornire i dati previsti per legge, mentre altre aziende – e cita la Asl Torino 4 del vicino Canavese – forniscono anche i tempi per gli interventi chirurgici, per esempio 30 giorni per la prostectomia, o 22 per un tumore al colon retto.
“Da noi manca questa trasparenza”, denuncia Graziano Tacchella, al quale arrivano centinaia di segnalazioni all’anno dagli iscritti, che lamentano attese anche di due anni per un’ernia iatale. “Il problema non è la visita, che si può fare anche privatamente a costi sostenibili”, sottolinea il sindacalista, ma l’eventuale operazione chirurgica. “Qui ci sono persone che hanno dovuto spendere 5000 euro per un intervento da privati, non avendo alcuna prospettiva sulla data dell’operazione”.
La difficoltà a districarsi nelle relazioni con la sanità emergono anche dal Tribunale del malato. Il presidente, Alessandro Fusaro, da noi interpellato, ha detto di non essere nemmeno stato convocato alla riunione dell’Osservatorio liste d’attesa. Attenderà la prossima.
